Viaggio tra i 5 stelle (di Andrea Dell’Aversano)

Il 21 aprile 2013, alle 18 circa, leggo un post di Beppe Grillo in cui invita tutti a Roma in risposta all’evidente inciucio politico con cui Pd-Pdl-Lista Civica, con la regia dell’ex-neo Presidente Napolitano, si spartiscono le poltrone.

Chiamo mia moglie, ne parliamo e infine decidiamo che nonostante il costo del biglietto del treno dobbiamo andare. In realtà andrò solo io perché abbiamo tre figli e qualcuno deve stare a casa con loro. Così provo a contattare un po’ di conoscenti, tutti in realtà per un motivo o per un altro mi sembrano poco disposti ad andare a Roma; non voglio guidare e quindi do’ un’occhiata agli orari del treno, il prossimo è alle 19.07 e quello dopo alle 20.17.

Ok, io vado, ma ho appena fatto 5 km di corsa e una doccia è doverosa. Dopo 10 minuti sono ripulito, bacio mia moglie che è dispiaciuta e vorrebbe venire con me, mi dispiace non poter salutare i bambini che in quel momento sono dai nonni, mi infilo nelle tasche solo il portafoglio, un pacchetto di sigarette e il cellulare.

Parcheggio la 500 a mezzo km dalla stazione di Modena per trovare un parcheggio non a pagamento anche nei festivi. Quando entro in stazione sono le 19.10, il primo è perso, è la seconda volta che prendo il treno e visto che ho tempo e per pigrizia non uso la macchinetta automatica per il biglietto ma faccio la fila alla biglietteria. Suona il telefono, è Massimiliano mio cognato: ”Sei già partito?… No?… Alle 20.17?… Aspettami vengo anch’io”. Massimiliano non è molto interessato alla politica e a questo genere di cose, ma l’idea di una fuga a Roma lo entusiasma. Arrivo alla cassa e prendo 2 biglietti per il frecciargento delle 20.17.

Ore 19.20 ho i biglietti in tasca insieme allo scontrino di 135€ della mia carta di credito e la pancia vuota, così penso che c’è tempo anche per un big-mac e una coca-cola.

Fumo una sigaretta che comunica al mio stomaco che il tempo dell’abbuffarsi è finito e mi telefona mia madre “lavorata” a dovere da mio fratello che si starà facendo 2 risate pensando alla telefonata… “dove stai andando? È pericoloso! Torna a casa! Mi ha detto tuo fratello che sta succedendo un macello si picchiano tutti! Ci sono dei feriti!…”

Nonostante mio fratello sia più vecchio di 8 anni è come un bambino.

Arriva anche mio cognato e come è tradizione emiliana lo chiamo per cognome “Ciao Lucchi!”

Il treno parte e constatiamo che i sedili sono comodi, a Bologna dobbiamo scendere e cambiare treno, “il Lucchi” che è un tipo molto socievole s’intrattiene con una suora missionaria diretta a Pesaro, è arrabbiata, il controllore le ha fatto la multa perché anche se ha il biglietto ed è su un treno che va in direzione Pesaro ha preso il treno sbagliato. “Su via non faccia così, porti la multa al suo capo vedrà che per lui non è un problema pagarla” ironizza Lucchi. Ha la franchezza e la stessa faccia innocente di un bambino mentre provoca la missionaria spinto dalla curiosità di scoprire cosa risponderà e dalla voglia di farsi una risata.

La donna di mezza età non gli da’ soddisfazione e lo guarda con un accenno di sorriso poi continua a lamentarsi come se lui non avesse detto niente. Dopo aver predicato per quindici minuti che il maligno sta facendo grandi opere e averci tirato in mezzo i grillini e chi li ha votati il treno arriva a Bologna e con la stessa franchezza di prima accompagnata da un ridolino misto cartone animato – pierino il Lucchi la saluta in questo modo: “Noi dobbiamo cambiare treno, faccia buon viaggio, noi andiamo a Roma per sostenere il M5S, siamo quelli che insultava prima… ( altro ridolino )… arrivederci”. Il cambio treno avviene con pochi minuti d’attesa e il nuovo frecciargento sembra più veloce di quello che prima.

Il controllore del treno ha un forte accento romano, rimango stupito perché tutti i passeggeri che mi stanno attorno hanno acquistato il biglietto via web e invece di tirare fuori un tagliando di carta impugnano uno smartphone. Sembra una specie di gioco televisivo, ad ognuno il controllore pone una domanda del tipo: “Eh se io te dico AJFK42 tu che mi dici?” la risposta che i passeggeri leggono sul touch-screen dei loro cellulari è un codice del tipo A7429… quando capisco il meccanismo mi scappa da ridere perché mi immagino il romanesco controllore che chiede a Lucchi “e se io te dico ACVR27 tu che mi dici?”  “Agli mortacci tua” sarebbe sicuramente la sua risposta. Ma a noi non chiede niente, sarà che ha visto che tengo in mano un biglietto “vecchio tipo” e m’immagino quel signore che ha quasi il doppio dei miei anni che pensa quanto sono indietro, senza dubbio ha ragione, in effetti se sostituissimo molta della carta che usiamo con il web avremmo più soldi e più alberi.

23.10 circa la suola delle mie timberland impatta con la banchina del binario 6 nella stazione di Roma Termini, avviso mia moglie che sono arrivato e le prometto di aggiornarla quando sarò davanti a Montecitorio.

Camminiamo per quasi 20 minuti per arrivare li, durante il percorso vediamo degli elicotteri girare su Roma e parecchie pattuglie ferme nelle strade, mi chiedo se sia in atto una rivoluzione.

Arrivato a Montecitorio il mio animo rivoluzionario si spegne del tutto perché davanti a me vi sono in tutto 50 persone tra cui 10/15 tra parlamentari e senatori a cinque stelle e un senzatetto sui 60 anni con cui non so come Lucchi finisce subito per intrattenersi.

Nonostante io segua con interesse questi ragazzi da sempre faccio fatica a distinguerli nella piccola folla, ognuno di loro ha veramente l’aria di uno di noi, riconosco Luigi di Maio e ne distinguo altri solo perché indossano abito e giacca o perché stanno parlando a gruppi di 6/7 persone, un po’ a turno ho il piacere di ascoltare tutti, Sergio Puglia, le sue parole sono semplici ma danno sicurezza e spiega a tutti cosa hanno fatto fino adesso, Giulia Sarti che ci spiega l’invito di Grillo a scendere in piazza e il successivo ritiro dell’invito partito proprio dai parlamentari a 5 stelle, poi addirittura ci da il suo numero di telefono per restare informati su cosa avrebbero fatto il giorno dopo, ce n’erano molti altri di cui con rammarico non ricordo i nomi, ci hanno raccontato della protesta degli elettori PD e di qualche giovane parlamentare del  PD come Civati che è andato a parlare con loro e hanno detto una cosa bellissima: “Si comportavano con i loro elettori proprio come noi”. Ripensandoci oggi mi accorgo di quanto siano lontani quei ragazzi dall’onorevole Gasparri che quello stesso giorno a quella stessa gente mostra il dito medio dall’entrata del parlamento.

Fatti i doverosi saluti chiediamo informazioni per cercare un posto dove dormire e cerchiamo un bar per farci un caffè, noto con curiosità che Mimmo il senza tetto nonostante i saluti continua a seguirci  e a parlare con Lucchi. Offriamo il caffè anche a Mimmo che continua a scortarci per Roma per un’altra oretta. Non appena Mimmo ci saluta e si allontana mi fermo e inizio a fissare Lucchi : “Ma spiegami, come fai ad impezzarti per ore con i personaggi più strani?” per risposta fa la solita risata in stile pierino poi mentre riprendiamo a camminare aggiunge: “Guarda che è un poeta, ha scritto una poesia bellissima, fa così..

Se lo stato se piglia il valore aggiunto

vuol dì che su un prosciutto se piglia la metà

Se poi ce levamo pure il grasso

Vuol dì che alla fine ce magnamo la metà della metà”.

Scuoto la testa e rido anche se in realtà Mimmo dice una grande verità.

Ci sono circa 8 gradi, quando sono partito ho pensato “capirai se a Roma non fa caldo” e mi sono vestito poco, sono pentitissimo. Passiamo davanti a un edificio con colonne altissime in granito e Lucchi mi chiede se è il Colosseo, gli rispondo di no, è il Pantheon, è la terza volta che vengo a Roma e non l’ho ancora visto il Colosseo, lui fa una riflessione più che giusta: “Pensa che questi edifici costruiti da millenni sono ancora qua e le case che facciamo oggi non durano un secolo”.

Ci incamminiamo verso la stazione termini facendo una sosta quasi subito per mangiare un panino in un bar. I primi ostelli e hotel 2 stelle che giriamo sono pieni, gli altri sono troppo cari, gli ultimi hanno già chiuso la reception, guardiamo l’orologio e notiamo che cammina cammina sono le tre di notte. La strategia è camminare tutta notte senza una meta per scaldarsi.

Decidiamo di tornare indietro a Montecitorio e siccome non possiamo dormire prendiamo due caffè prima che chiudano anche gli ultimi bar aperti.

Una cosa che mi ha colpito tantissimo nell’osservare Roma di notte è quante persone abbiamo incontrato che dormivano per strada, avvolti in una coperta o in un letto di cartoni. Siamo stanchi, ci sediamo su un gradino di marmo sporco davanti all’entrata di una pasticceria siciliana a Montecitorio, davanti al Parlamento ci sono un paio di carabinieri, Lucchi mi chiede se quelli con cui parlavo quando siamo arrivati sono quelli che stanno là dentro… ci metto qualche secondo a capire la domanda e gli rispondo di sì che sono parlamentari e quello è il parlamento, lui in modo stupito mi risponde “Si?” come se mentre parlava con Mimmo non avesse capito chi erano quelli con cui parlavano le altre persone. “Ma è quel posto che si vede in tv con tutte quelle poltrone in cerchio?”

“Si, è proprio quello, dentro c’è di ogni, la palestra, il barbiere, il bar, non si sono fatti mancare  nulla”.

“Ecco dove vanno a finire i 1300€ di trattenute della mia busta paga!” ancora una volta non posso dargli torto.

Mentre chiacchieriamo un uomo sulla cinquantina magro con il pizzetto, il cappello a cilindro e il capello un po’ lungo attraversa la piazza quasi ballando e quando è vicino ai carabinieri srotola una bandiera a cinque stelle. In pochi secondi i carabinieri da due diventano una decina e Lucchi è sbalordito “dove erano nascosti questi qua?”

“Non lo so”.

Tra il buffo personaggio e i carabinieri c’è una scaramuccia verbale  che però non riusciamo a sentire bene, poi l’uomo viene invitato ad allontanarsi dalla piazza con la sua bandiera. Quel personaggio curioso obbedisce, lega con qualcosa la sua bandiera alla ringhiera su cui il pomeriggio precedente gli elettori del PD si accalcavano per strappare le loro tessere di partito in faccia ad un parlamento che non li ascoltava e si dirige verso di noi.

È arrabbiato, come la maggior parte del paese, è un personaggio buffo nello stile e nel parlare ma ha una conoscenza dei fatti politici impressionante, una cosa è certa sarà anche strano ma stupido non è.

Decidiamo di alzarci di nuovo e camminare ancora per scaldarci così nel frattempo cerchiamo un bar aperto per bere un the caldo. In giro vediamo molti poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa che a loro volta vanno nei bar per la colazione o un caffè.

Quando torniamo gli unici nella piazza sono i carabinieri, i poliziotti e vari questori o vicequestori, poco dopo il nostro arrivo vediamo tornare il buffo uomo di prima che va ancora una volta a fare delle scaramucce con i carabinieri, e poi si dirige di nuovo verso di noi. “Avete visto chi ha rubato la mia bandiera?” sposto lo sguardo e vedo che la bandiera non c’è più.

“L’ho chiesto ai carabinieri e loro mi hanno chiesto se stavo insinuando che me l’hanno rubata loro, ho detto che io non lo so chi l’ha presa ma voi eravate qua se non siete stati voi avrete visto qualcuno”. Pensai che si erano vendicati del battibecco precedente, do merito della pazienza che le forze dell’ordine devono avere tutti i giorni, ma questo gesto è veramente disonorevole.

Inizia ad arrivare un po’ di gente che viene invitata a non esibire bandiere dalla polizia, inizia un battibecco tra la digos e due signore manifestanti, mi adopero per calmare gli animi e faccio capire alle signore che condivido in pieno quello che pensano ma se vanno avanti hanno solo da perdere, per fortuna mi danno retta.

Sono circa le 9 quando arrivano alcuni parlamentari cinque stelle, rispondono alle domande della  gente, ci informano della conferenza stampa alle 12.00 in zona piramidi, e del corteo alle 15.00 in Piazza degli Apostoli.

Andiamo a prendere un caffè con Vega Collonese deputato del movimento poi insieme a lei e ad altri 7 ragazzi  di Napoli prendiamo 2 taxi per andare alla conferenza al prezzo di 3,50 € a testa.

La prima persona che incontro dopo essere sceso dal taxi è Claudio Messora il famoso blogger, senza pensarci gli do la mano e lo saluto come se fossimo vecchi amici con un “oh ciao Claudio”. Lui mi saluta con altrettanta naturalezza e solo dopo mi rendo conto di non averlo mai incontrato prima. Il posto è gremito di giornalisti, un ragazzo di Uno Mattina mi chiede chi sono penso che abbia il sospetto che io faccia parte dei rappresentanti ufficiali del M5S cosi gli rispondo che non sono nessuno, solo un elettore. Saluto più o meno tutti i ragazzi del parlamento e del senato, salto solo Crimi e la Lombardi perché mi sembrano parecchio impegnati e non voglio disturbarli, simpaticamente  Alessandro Di Battista mi stringe con le mani le braccia tra le spalle e i gomiti dicendomi “Siamo in guerra”.

Inizia la conferenza la sala è gremita, 1 metro davanti a me c’è Mastrangeli che mi mostra la nuca e un po’ mi piacerebbe approfittare dell’occasione per dargli un coppetto ironico e chiedergli che cazzo ci va a fare in televisione? Dalla D’Urso poi…

Beppe è un uragano la conferenza è bellissima, Vito Crimi quando prende parola è anche più bravo, c’è una giornalista americana  che dice che un suo articolo nella traduzione in italiano era stato cambiato in modo diffamatorio da non ricordo che giornale. Grillo ovviamente è inavvicinabile, bisognerebbe affrontare 3 file di giornalisti per riuscire a parlargli.

Lucchi mi torna a chiedere: “Ma questi sono sempre quelli che stanno là dentro, dove eravamo stamattina?”

“Montecitorio? Si sono sempre loro”.

Sulla faccia di Massimiliano si legge un espressione che potrebbe voler dire “strano non sembrano falsi e artefatti come quelli che  vedo in tv”.

Non riesco mai a dargli torto, questo ragazzo sembra avere sempre ragione anche quando non parla.

Siamo stanchissimi e non possiamo affrontare anche il corteo, così programmiamo di prendere la metro fino alla stazione, farci un altro big-mac e tornare a casa.

Il telefono è spento, la carica della batteria è bassa già da ieri e ho deciso di accenderlo solo per le emergenze ma penso sia il caso di avvisare mia moglie del programma di rientro così la chiamo, è un po’ delusa perché non parteciperemo al corteo ma noi siamo troppo stanchi e gli unici biglietti che abbiamo trovato sono per un treno lento che parte alle 15:17 e arriva a Modena alle 21:40 non possiamo tardare oltre il nostro rientro. Pensavamo di dormire in treno per tutto il viaggio ma in realtà i sedili sono troppo scomodi e la posizione in cui dormicchiamo è così innaturale che quando mi sveglio il mio braccio sinistro sembra morto, al punto che non posso spostarlo di un centimetro senza sollevarlo con la mano destra.

Lentamente il sangue riprende a circolare e il braccio a muoversi, Lucchi ovviamente è già impegnato in una conversazione che durerà fino all’arrivo a Modena.

La ragazza che parla con lui è bionda alta e robusta, ha un fortissimo accento napoletano, indossa una tuta ci offre un caffè che ha preparato prima di partire ben confezionato in una bottiglietta da succo di frutta ricoperta completamente di carta stagnola. Mi ricorda un po’ mia madre quindi mi aspetto che tiri fuori dallo zaino una tovaglia per apparecchiare una terrina con dei maccheroni al pomodoro e un’altra con delle braciole e l’insalata.

Sta andando da una zia a Milano, a Napoli lavora in una fabbrica di scarpe e ci dice che forse assumono anche sua cugina che adesso fa la commessa in un negozio 10 ore al giorno dal lunedì al sabato per 100€ a settimana più il panino per il pranzo.

Lucchi è stupito di come possano vivere con così poco e il suo stupore aumenta quando scopre che con il suo stipendio e la pensione del nonno ci vivono in sei.

Quando siamo quasi a Bologna il treno si ferma in mezzo al nulla e mi viene spontaneo di chiedere perché? Due signore che viaggiano abitualmente in treno ci dicono che si è fermato perché siamo in anticipo. Lucchi pone una domanda a cui tutti ridono ma nessuno risponde: “Ma perché fanno i treni ad alta velocità quando quegli vecchi arrivano in anticipo e li devono fermare? Forse ci siamo fermati per non creare un precedente?”

Finalmente arriviamo a Modena, le gambe sono a pezzi e quasi zoppico per arrivare alla macchina, saluto in fretta Lucchi perché tutti e due abbiamo voglia di tornare a casa il prima possibile.

Affronto la tangenziale come se fosse il circuito di Imola e la lancia Y che guida Lucchi mi sta a qualche decina di metri, ci fermiamo nella stessa pizzeria ma questa volta non mangiamo insieme, portiamo le pizze nelle nostre rispettive case.

Apro la porta e mia moglie mi viene incontro, ci baciamo e inizio a raccontargli tutta la storia e dei deputati e senatori cinque stelle, lei sorride e si stupisce di quanto siano realmente cittadini questi onorevoli.

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