FUNDRAISING: IL TESORO GREEN DELLA COMUNITA’ – di Laura Lugli

Cos’è questo fundraising? Se ne sente parlare spesso, ultimamente, ma chi veramente lo fa?

In generale il Terzo settore, e quindi il mondo del volontariato, si distingue dal mondo profit per i valori, la passione, le idee, la motivazione e … la scarsità di risorse ed è qui che s’insinua il fantasma del fundraising.

 

Fundraising viene riduttivamente tradotto come “raccolta fondi” riducendo la multidisciplinarietà e l’ampiezza del processo culturale e gestionale, che un’organizzazione intraprende se decide di investire nel fundraising. Questa disciplina è lo strumento che permette alle organizzazioni no profit di raggiungere i propri obiettivi e sviluppare le proprie attività sul territorio attraverso il reperimento delle necessarie risorse economiche ed umane. 

Largamente diffuso nei paesi anglofoni, da cui l’origine del nome, il fundraising in Italia è ancora associato alla beneficenza e alla partecipazione a bandi di finanziamento. Il fundraising in realtà si distingue dalla beneficenza o questua per essere una strategia pianificata nel tempo, che coltiva relazioni tra organizzazione e potenziali sostenitori e dai bandi di finanziamento per schemi e metodologie. I bandi di finanziamento sono ancora parte del sostegno economico delle organizzazioni, ma sono la parte minore (10%-15%) e purtroppo sempre più in calo, che esula dalle attività di fundraising.

Il potenziale del fundraising risiede nel capitale relazionale di ciascuna organizzazione, infatti, è più efficace pensarlo come una strategia che permette di coltivare relazioni durature nel tempo. L’attenzione delle organizzazioni no profit deve essere per questo rivolta ai PRIVATI (persone fisiche e aziende) che s’identificano nei valori e nella mission di un’organizzazione e decidono di sostenerla secondo le loro capacità economiche (erogazione liberale) e di tempo (volontariato). Sono loro che costituiscono il 75% del sostegno economico di un’organizzazione.

 

Fare fundraising significa dotarsi di strumenti di comunicazione, marketing, pianificazione e organizzazione per mettere in relazione un potenziale donatore che vuole creare un cambiamento nella realtà in cui vive e un’organizzazione che è capace di essere agente di questo cambiamento.

Ed è qui che veniamo al cuore del discorso e al cuore delle organizzazioni: il fundraising è a vostro servizio. Per esempio la vostra mission è tutelare l’ambiente, creare città sostenibili, sensibilizzare stili di vita sostenibili… siete un patrimonio della comunità, siete agenti attivi di un cambiamento possibile. Per questo dovreste applicarvi ad individuare chi la pensa come voi, corteggiarlo nel modo giusto, proporgli attività che lo possano interessare e lui vi sposerà (= vi sosterrà) e renderà voi e le vostre attività sostenibili nel per sempre!

 

Riconosco che questi discorsi possano sembrare molto lontani dalle nostra realtà – per me è ancora molto difficile far capire alla mia stessa famiglia che di professione faccio la fundraiser – ma se vogliamo fare tutto quello che possiamo per cercare di tutelare l’ambiente e per fare questo abbiamo bisogno anche di risorse economiche e passiamo il tempo a lamentarci che queste non ci sono più….allora mentiamo a noi stessi. La strada da intraprendere è lunga e piena di ostacoli di diversa natura, ma come diceva Einstein “è folle pensare di avere nuovi risultati, facendo sempre le stesse cose” … e una nuova opportunità c’è.

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