Responsabilità. Un concetto precario o un’assunzione a tempo indeterminato

Matteo Renzi: “Se non ci prendiamo le nostre responsabilità, il lento logoramento delle istituzioni corre il rischio di far perdere competitività e credibilità al Paese” (intervento di Matteo Renzi alla Direzione nazionale Pd del 13 febbraio 2014).

I “governi di responsabilità nazionale”, le cariche di responsabilità, i partiti dei “responsabili”.
Non è che in latino sia mai stato un’aquila, ma a logica mi verrebbe da pensare che la parola venga da respòndere, ossia rispondere a sé o agli altrui delle proprie azioni.
Bè, mi pare che negli ultimi tre anni Monti, Letta, Renzi, il termine l’abbiano usato con una frequenza ed un’intensità quasi hard core (e chi conosce la musica hard core sa cosa intendo…), ma poi hanno veramente risposto? Sono quelle litanie, che dopo un po’ diventano liturgie, come il Pater Noster in latino, appunto. E a forza di sentire le liturgie, molti al significato non ci fanno più nemmeno caso. Se di vera responsabilità si trattasse, nessuno dei tre avrebbe accettato un incarico di premier di un paese democratico senza passare dal voto.

Ammettendo anche la deroga che in momenti eccezionali la Costituzione conceda al Capo dello Stato di nominare l’esecutivo, è pur vero che non si può vivere di mille proroghe. Altrimenti le eccezioni diventano norme, e sempre sull’onda sorda delle liturgie, le difese del sistema alle deroghe si abbassano, fino a far perdere il significato della stessa giustizia. Che poi per inciso, il Partito Democratico ha rotto le scatole per vent’anni a Berlusconi perché rappresenta un’anomalia, per  poi avvalersi a più riprese e senza soluzione di continuità di eccezioni alla norma? Non mi pare che la sovranità popolare sia una voce dopo l’asterisco in calce alla Costituzione… 

Ma guardate bene che non voglio entrare nella polemica se sia democratico o meno quello che sta succedendo con Renzi e prima con gli altri sodali di coalizione. Quella, come l’ho vista animarsi in TV e su Facebook tra i miei contatti del PD e del M5S è soprattutto  stata resa come uno scontro fra due principi, entrambi sacrosanti: la libertà di scelta popolare, contro la necessità di far ripartire l’economia. Potremmo discuterne per anni e non c’è dialettica che ne possa far prevalere uno sull’altro. Fra le opzioni democrazia da pane e acqua o dispotismo e champagne, penso che chiunque assennato sceglierebbe democrazia e lambrusco.

Quel dibattito, essendo aporia, appassiona solo chi non ha niente da fare o chi difende posizioni faziose. Mi interessano le conseguenze dell'”assunzione di responsabilità” momentanea di Renzi e della dirigenza Partito Democratico eletta da iscritti e simpatizzanti elettori ultimamente.

Guardate, io alle ultime elezioni ho votato M5S, dopo anni di DS, sinistra e compagnia bella. Una volta devo avere pure votato Fini, e l’ultimo giro anche Monti alla camera. Non mi piacciono le rendite di posizione, i diritti acquisiti, le tradizioni cieche e le liturgie a memoria.  Uno, il mio voto se lo deve conquistare e basta, e pure se il massimo bene è il meno peggio stai sicuro che lo voto.

Ma non è questo il punto. Il punto è che, avendolo sempre esercitato quel diritto, mi è capitato di sbagliare, pagandone le conseguenze in termini di economici e sociali, come individuo nella collettività. E, almeno personalmente, sbagliare non mi fa stare alla grande, anche se credo faccia parte del gioco. Dicevo, ho votato M5S al Senato. Seguo con passione e -vi assicuro- tra mille contraddizioni gli alti e bassi dei miei attualmente eletti. Ne sono compartecipe. Se loro fossero assenteisti o se sbaglieranno politica, io sarò corresponsabile del loro fallimento. E a meno che non sia un amante del fallimento cronico, cercherò di meglio, il prossimo giro, e chissà, magari creando concorrenza politica, contribuisco pure ad alzare la qualità dell’offerta in campo.

Se Renzi dovesse fallire nelle tre cose che deve fare, e credetemi, non glielo auguro per niente, chi sarà responsabile? E se fallirà, se ne assumerà la responsabilità a tempo indeterminato cambiando lavoro, al contrario di quanto hanno fatto i suoi predecessori nominati dal PdR? Se poi invece riuscisse, gli storici potranno sempre dire che è arrivato il grande principe a salvare un popolo di piccoli sfigati, incapaci di far valere i propri diritti.

Chissà se, passi la prima (Monti), passi la seconda (Letta), alla terza il popolo italiano, anziché gridare contro il palazzo, imparerà con maturità a guadagnarsi col voto la soddisfazione leggera delle sue vittorie e la consapevolezza profonda dei suoi errori.

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2 risposte a “Responsabilità. Un concetto precario o un’assunzione a tempo indeterminato

  1. Sono in parte d’accordo.
    Anche se la metafora del mercato attribuita alla politica, dove di volta in volta cerchiamo un’offerta migliore, rischia di finire ai saldi dei politici di fine stagione. E questa stagione sembra non finire mai.
    Qualunque persona di buon senso, vedendo cosa succede, può notare come si cerchi di far di tutto per non andare al voto. Con motivazioni economiche risibili: sono più i soldi sprecati che quelli conquistati, la disoccupazione cresce etc.
    Credo che siamo all’ultima fiera delle belle parole: “responsabilità” “indignazione”, etc, desemantizzate ed utilizzate come magici passepartout a cui si attribuisce la capacità di lustrare sempre a nuovo vecchi sistemi.

    Purtroppo però la retorica delle dichiarazioni di sdegno, condite con appelli a non ben specificate cause superiori, non convince più: credo che ormai i partiti si sentano alla frutta, non è più sufficiente sparare qua e là banali frasi ad effetto per coprire quanto nella pratica invece si fa.

    Da qui ne nasce un bisogno compulsivo di “armonizzare” i mezzi di stampa ad un pensiero unico comune, e ti trovi Renzi ovunque che tra le foto da boy scout ed i sorrisi alla mike buongiorno cerca di sedurre il buon padre di famiglia a credere in lui. Spero che tutto questo si concluda con una sana e terapeutica eutanasia politica di questa classe politica marcia nell’anima, che tra rimpasti e rimpastoni sta ancora una volta dimostrando di fare il gioco delle tre carte. Cosa ci sarà dopo non si sa, però continuare a credere ad una linea nuova, e sostenerla, potrà forse traghettarci nell’acqua pulita.

  2. mi sono trovata a pensare che semplicemente siamo un popolo mediamente mediocre, mediamente marcio tanto quanto i mediocri che siedono sulle poltroncine messe a semicerchio. E poi ci sono i nostri picchi, le punte di genialità che tutti conosciamo bene. noi abbiamo semplicemente dettato i canoni della bellezza al mondo, per esempio. L’Olanda è un posto quasi privo di picchi fantasmagorici, ma è formato da persone mediamente di alto spessore e chiudono le carceri per mancanza di criminalità, per esempio.
    la morale non la so, so solo che oggi c’è il sole e me ne vado in montagna col cane e la certezza di rientrare a casa avendo conosciuto e imparato dal mondo, cosa che non mi accade più quando finisco di leggere il giornale.

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