Cara sorellina, ora parliamo di giovani e politica.

S: Giuly, tra poco voto, mi spieghi qualcosa?

Io: Qualcosa….. di cosa?

S: Qualcosa di politica, per capire. Io non so cosa devo sapere.

 

Eccoli li, gli occhi di quelli che devono fare qualcosa per forza, per raggiungere un minimo socialmente accettabile, gli occhi dell’imposizione. Tra poco devo votare e non so niente, mi dice come se fosse una colpa da attribuire a qualcuno di indefinito e lontano, senza nome e senza occhi probabilmente, chiamato Politica. Le dico che il modo più bello per imparare qualcosa di politica è leggere la Republica di Platone, figuriamoci la sua faccia. Provo a farle seguire un telegiornale, con risultati nulli. Poi, come un azzardo finale, giocando l’ultima carta, le dico Vieni al confronto tra i candidati per le primarie di Fiorano, partiamo da li, dalle idee e dalle parole.

Spiegare ai giovani qualcosa di politica significa regalare loro una speranza offuscata dalle cantilene televisive e giornalistiche di una retorica discorsiva vecchia, arcaica, incomprensibile. Significa, prima di tutto, cambiare le parole della politica, cambiare gli schemi attraverso cui l’intera classe dirigente del paese si nasconde per non farsi capire troppo dalle menti votanti. Ma prima di tutto vuol dire mettersi in mezzo al loro cerchio, ascoltarli, cercare di capire e cambiare noi stessi per dare loro un mondo più accessibile.

La necessità di ascoltare i ragazzi si è manifestata martedì sera presso Casa Corsini, con l’incontro che il candidato alle primarie PD Francesco Tosi ha fortemente voluto per sentire dai giovani che cosa non funziona a Fiorano e che proposte deve portare in sede di discussione politica per rendere il nostro comune un posto vivibile da tutti.

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L’affluenza è stata molto buona, visti i precedenti riguardanti la fascia d’età 16-24 anni, la partecipazione alla discussione fantastica perché mai avrei pensato di poter sentire ragazzi confrontarsi e mettersi a disposizione della politica per creare un comune migliore.

Tosi ha avuto il merito di parlare poco e di ascoltare tanto, in mezzo ad un cerchio comunicativo che è servito a far sentire i ragazzi dentro alla conversazione. Parlare di Fiducia, Partecipazione, Volontariato, Aggregazione non è mai facile senza ottenere una soglia di noia mortale per l’attenzione dei ragazzi.

Quello che è successo Martedì è stato un piccolo passo verso una nuova visione delle politiche giovanili perché l’unico modo per avvicinare i giovani alla politica è assumere il loro punto di vista, ascoltarli e partire dal presupposto che per i ragazzi 1+1 fa sempre 2 e quel 2 lì non è fraintendibile, non è un 3, è semplicemente un 2. Significa che loro sanno esprimere in modo chiaro, conciso e privo di oscurità il loro pensiero, talmente attinente alla realtà da spiazzare il mondo adulto ormai abituato a strutture e sovrastrutture linguistiche che allontanano quello che si dice da quello che si fa.

Dobbiamo comprendere che l’unico modo per farsi capire dai ragazzi è parlare la loro lingua. Molti arricceranno il naso, disgustati, pensando a qualcosa di negativo. Ma i giovani di oggi sanno raccontare la loro giornata in 140 caratteri e quella frase, unica, breve, concisa, è chiara e piena del significato che deve avere. L’utilizzo dei Social Network deve essere sfruttato dalla politica per farsi comprendere dai ragazzi, perché non esistono soltanto lati negativi, ma la positività della velocità con cui le informazioni possono raggiungere i tanti coinvolti permette ai ragazzi di organizzare manifestazioni, proteste, flash mob, espressioni della propria persona.

Il coinvolgimento dei ragazzi alla politica parte dalla nostra assunzione del loro punto di vista, perché quello che ho imparato in questi anni lavorando quotidianamente con loro è che tutto quello che ti serve per poter lavorare con loro e per loro, sanno dartelo sul palmo della mano e sanno regalarti infiniti spunti di riflessione, visione e revisione prima di arrivare a sera. E’ questo il cambiamento che la politica deve fare, senza bisogno di cantastorie e giullari per richiamare platea, solo mettendosi in cerchio e ascoltando quello che hanno da dire.

I ragazzi, se si porge loro una mano, arrivano subito.

 

 

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